21.01.2013

All Nippon Airways ha cancellato 177 voli. Jtsb: la batteria operava ad un voltaggio superiore al limite di progettazione

Da venerdì scorso è in Giappone un gruppo di esperti statunitensi, composto da cinque rappresentanti dell’Ntsb (National Transportation Safety Board, l’agenzia per la sicurezza dei trasporti), dell’Faa (Federal Aviation Administration, l’autorità per l’aviazione civile) e di Boeing. Il loro compito è esaminare il 787 Dreamliner di All Nippon Airways costretto ad un atterraggio di emergenza all’aeroporto di Takamatsu mercoledì 16, per la presenza di fumo in cabina, causato dal guasto ad una delle batterie del moderno aereo del costruttore americano.

 

Boeing ha deciso di sospendere le consegne dei suoi 787 fino al termine dell’inchiesta avviata dalla Federal Aviation Administration (Faa), pur continuando comunque la produzione. “Non consegneremo i 787 finché Faa non approverà i mezzi di conformità con la loro recente prescrizione di aeronavigabilità riguardante le batterie e l’approccio che verrà approvato non sarà implementato”, ha affermato un portavoce del costruttore americano.

Intato ANA cancellera’ 177 voli nei prossimi 6 giorni a partire da mercoledi’, seguendo le istruzioni delle autorita’ statunitensi e giapponesi.
Jtsb ha già comunicato che la batteria “incriminata” era annerita, carbonizzata, aveva una protuberanza al centro e pesava 5 kg in meno del normale. Alla GS Yuasa Corp, l’azienda giapponese che fabbrica le batterie dei Dreamliner, si difendono: “le batterie della nostra azienda – ha affermato un rappresentante dell’azienda in condizioni di anonimato – sono state diffamate finora, nonostante funzionino solamente come parte di un intero sistema. Quindi stiamo cercando di capire esattamente dov’è il problema all’interno del sistema”.

Hideyo Kosugi, uno degli investigatori dell’agenzia giapponese per la sicurezza dei trasporti (Jtsb) ha dichiarato che la batteria dalla quale è nato il problema operava “Ad un voltaggio superiore al limite di progettazione”. Kosugi ha anche dichiarato che esistono forti similarità tra questo episodio e quello del 7 gennaio all’aeroporto “Logan” di Boston, che ha coinvolto un 787 di Japan Airlines (Jal): “Se confrontiamo i dati tra questo ultimo caso e quello negli Stati Uniti, possiamo a grandi linee immaginare cosa sia successo”, ha affermato l’investigatore.

“L’impatto di questo episodio sul settore dell’aviazione è grande -ha dichiarato Kosugi- ed è per questo che sentiamo l’importanza di produrre rapidamente un report esauriente, privo di errori. Speriamo di produrre una relazione il prima possibile, diciamo entro una settimana. Queste informazioni verranno inviate a Boeing ed a Faa (Federal Aviation Administration, l’autorità statunitense per l’aviazione civile, NdR), che le valuteranno. L’analisi statunitense potrebbe richiedere un po’ più di tempo rispetto a questa”.

Jal ha emesso un comunicato nel quale annuncia che terrà a terra i propri Dreamliner almeno fino al 25 gennaio: i voli che avrebbero dovuto coinvolgere i 787 saranno invece operati con Boeing 767 e 777.

Intanto cominciano a delinearsi all’orizzonte le prime conseguenze economiche che questa vicenda inevitabilmente avrà per Boeing: Tomasz Balcerzak, dirigente di Lot Polish Airlines, ha affermato che la compagnia richiederà un risarcimento al costruttore americano per i danni generati dall’aver messo a terra i suoi due Dreamliner. La linea aerea polacca, di proprietà statale, ha altri tre 787 in ordine che dovrebbe ricevere entro marzo, ma ha affermato che ne accetterà la consegna solamente se tutti i problemi tecnici verranno risolti.

La stessa linea di pensiero è stata espressa da Ajit Singh, ministro dell’aviazione indiana, che ha affermato che Boeing dovrà risarcire Air India, costretta a sospendere le operazioni dei suoi Dreamliner.