13.02.2013

Sala affollata e panel di primissimo livello al convegno sulle politiche industriali per lo Spazio del Partito Democratico a Roma. Fra i temi della giornata finisce inevitabilmente l’arresto di Orsi

La discussione è stata introdotta da una relazione di Walter Tocci della Commissione Scienza della Camera, e hanno partecipato, tra gli altri il Ministro Francesco Profumo, Enrico Saggese, presidente dell’ASI e del CIRA, Vittorio Prodi, presidente dell’intergruppo Sky&Space al Parlamento europeo, Simonetta di Pippo responsabile dell’Osservatorio Politica spaziali dell’ASI, e numerosi operatori istituzionali, rappresentanti del mondo delle imprese della Ricerca e dell’Università. Significativa la presenza campana con i rappresentanti delle principali realtà regionali del settore.

Era difficile immaginare che la giornata sarebbe coincisa con quella dell’arresto del Presidente e Ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi. Come prevedibile è stato questo il tema dei numerosi capannelli, e molti degli stessi intervenuti non hanno potuto evitare passaggi sull’argomento. La richiesta al Governo Monti di commissariare la holding era partita da Maurizio Landini e condivisa dall’On. Stefano Fassina in prima mattinata, il ministro Francesco Profumo non ha toccato il tema, il Premier a nome del Governo aveva già preso atto che esiste per Finmeccanica un problema di governance.

Il tema centrale dei numerosi interventi è stato la ricerca di un percorso per superare quella che ormai è una vera emergenza nazionale. L’assenza di una politica industriale degli ultimi governi ha prodotto la crisi dei tutti i grandi gruppi industriali italiani e un significativo arretramento dell’industria nazionale dai comparti strategici in Europa. Lo Spazio, è stato detto, è l’esempio più vistoso di questo processo di emarginazionazione dell’industria italiana. All’inizio del 2000, l’Italia e Francia erano i principali attori della politica e dei programmi europei di sviluppo e ricerca per lo Spazio. Oggi la conseguenza del vuoto di politiche industriali e l’assenza di una prospettiva strategica di sviluppo ha praticamente reso il nostro Paese subalterno alle strategie dei francesi, che a loro volta sono finiti subalterni ai tedeschi, che come gl’inglesi hanno deciso di ritornare protagonisti delle politiche europee per lo Spazio.

Il Ministro Profumo ha rilevato che il nostro Paese finanzia per 14% i programmi europei di ricerca e non riesce a recuperarne che 8,5% delle risorse. Negli ultimi 4 anni l’economia italiana ha perso 22 miliardi di euro perché il sistema è chiaramente non attrezzato per concorrere in Europa all’accesso alle risorse. Su 27 paesi siamo al 26 posto per capacità di spesa, le regioni della Convergenza si dimostrano inadeguate a programmare e accedere alle risorse comunitarie. Il ministro con chiarezza ha esposto quelle che per lui sono le principali debolezze del sistema italiano che ne condizionano le capacità competitive in Europa: Non sempre adeguata  “qualità” delle proposte presentate, elaborate nell’ambito di “sistema chiusi”, in assenza di  “trasparenza” e di “semplificazione”, con scarsa  “valutazione dei tempi” e soprattutto in assenza di una qualsiasi “valutazione dei risultati”. Il Ministro propone di invertire ‘il senso di marcia’, creare rapidamente contenitori , come i Cluster nazionali, per i settori strategici per consentire il coordinamento di idee e progetti e l’articolazione tra la tecnologia, la ricerca e la formazione. Non è accettabile, noi diremmo è colpevole, lasciare immutato lo scenario attuale e continuare a perdere, nelle difficoltà in cui versa l’economia italiana, quelle importanti risorse pubbliche che sono necessarie per lo sviluppo e per il rilancio del nostro Paese.

La relazione di Walter Tocci rilancia la proposta di concentrare nell’ambito della Presidenza del Consiglio una struttura di governance e di coordinamento del settore. E’ evidente a qualsiasi osservatore, che il MIUR non può essere il protagonista delle politiche di sviluppo e ricerca per lo Spazio se lo si ritiene strategico per l’economia nazionale. Una proposta che però non ha mai fatto molta strada, nemmeno quando era condivisa trasversalmente dalle forze politiche. Acquisire posizioni nelle attività del programma Galileo per le imprese del Lazio, e ripartire dalle esperienze e dai successi di Vega e di Cosmo SkyMed per definire piattaforme ‘duali’ e rilanciare l’Agenzia Spaziale Italiana, concentrando quindi risorse verso quelle ‘eccellenze’ che si sono mantenute nel Paese. Ridefinire un profilo autonomo al CIRA per liberare ASI di aspetti gestionali. Riordinare complessivamente l’ASI al fine di rilanciare e non ridimensionare l’Agenzia. Il PD riparte dalla critica sulla decisione di Finmeccanica di definire le joint venture con Thales che avrebbero comportato il ridimensionato la presenza italiana nel segmento con la conseguente crisi di Telespazio. Qulche anno fa Remo Pertica, allora Condirettore generale di Finmeccanica, alla stessa osservazione rispose che bisognava definire le priorità e con i francesi si era scelto la leadership in quelle attività legate ai ‘ servizi’ che avrebbero consentito il maggiore sviluppo delle imprese italiane. Oggi il PD aggiunge alla polemica la riluttanza del management al confronto con le proposte che arrivano dal mondo del comparto.

Lo scopo degli organizzatori era presentare le proposte per una politica dello Spazio da mettere in cantiere nella prossima legislatura. In realtà neanche il PD, come del resto il Governo e le altre forze politiche hanno sviluppato nuove proposte per questo comparto. In questo ultimo decennio si è scelto di affidare ai grandi gruppi anche le scelte strategiche e gl’interessi nazionali e le proposte che sono state avanzate anche nell’apprezzabile iniziativa del PD, ricalcano quelle prodotte negli anni passati, forse la gravità della crisi occorrerebbe uno sforzo di tutti per definire effettivamente un progetto condiviso delle politiche nazionali per Aerospazio e Difesa.