27.09.2013

I recenti casi di acquisizioni straniere di pezzi importati di industria del nostro paese riportano l’attenzione su altre vicende del genere, come quella di aziende di Finmeccanica e Avio

La vicenda Telecom e la discussione sulla possibilità di acquisizione da parte degli spagnoli degli asset della comunicazione nazionale, ha scosso dal torpore la classe politica, o meglio, la classe dirigente di un Paese che da anni assiste immobile ad una lenta e costante deindustrializzazione dell’economia nazionale. Personaggi politici, esperti, presidenti e componenti dei Cda si accorgono che altri paesi europei hanno capito che in Italia è possibile qualsiasi scorreria e acquisizione, a costi stracciati, di pezzi pregiati dell’industria.

Scatta la molla della difesa dell’italianità mentre in questi anni tutti quelli che oggi la invocano sono stati, per così dire, “distratti”, fino a consentire a Moody’s di definire “spazzatura” il titolo Finmeccanica.
Se la holding italiana dell’Aerospazio e Difesa pensa a ridefinire il core business e avvia la cessione di pezzi importanti della galassia del gruppo, altre aziende non meno importanti come AVIO sono da tempo nel mirino dei grandi gruppi internazionali.
“La cessione di AVIO condannerebbe l’Italia a divenire definitivamente una nazione di serie B”. È l’opinione di Ezio Bussoletti, professore ordinario di Fisica e Tecnologie Spaziali presso l’Università Parthenope di Napoli e consigliere di amministrazione dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il professore si sbilancia con affermazioni come ” qualunque valutazione pubblica proveniente fuori dai nostri confini (e a volte anche dall’interno) sia finalizzata ad abbassare la valutazione delle nostre aziende, a tutto vantaggio si chi voglia acquistarne proprietà, quote, azioni”. “Il mondo sta facendo shopping della nostra industria e c’è ora il chiaro tentativo, mai celato e intrapreso da anni, di prendersi quel che resta: Finmeccanica, Avio…”.


Il settore Spazio di Avio, dopo che gli americani di General Electric si erano assicurati la divisione Aeronautica del gruppo per 3,3 miliardi di euro dal fondo di private equity Cinven e Finmeccanica, si appresterebbe, come sostiene il Corriere della Sera, a scivolare nell’orbita francese.
A fine ottobre scade la prelazione che può esercitare Finmeccanica e tuttavia la francese Safran, società leader mondiale nei motori per aerei con 14 miliardi di ricavi e da tempo partner dell’Avio, ha presentato per iscritto la proposta con cui i francesi puntano ad acquistare l’azienda motoristica italiana.
Ma non è solo Parigi che sembra avere una strategia di acquisizioni più delineata. Il gruppo franco-tedesco Eads è determinato a entrare nella partita dell’AVIO Spazio tramite la controllata Astrium, che ha realizzato un fatturato di 5,5 miliardi di euro nel 2012.
L’interesse dei grandi gruppi all’azienda è significativamente emerso dopo il lancio del vettore europeo Vega. Un successo conseguito dell’azienda italiana in un contesto contradditorio proprio con i francesi nel merito dei codici proprietari del software del lanciatore.
Ma sempre a parere del Corriere della Sera l’interesse francese non si limiterebbe ad Avio che sarebbe soltanto il primo tempo della partita. Finmeccanica è presente nello spazio in joint venture con un altro gruppo francese: Thales. Si tratta di due società e partecipazioni incrociate. I satelliti di Telespazio sono controllati per due terzi da Finmeccanica. Esattamente il contrario accade in Thales Alenia Space. Ecco perché l’acquisto di Avio spazio – sostiene il Corriere della Sera – è soltanto il primo tempo della partita. In quello successivo l’alternativa risulta tra l’allargamento del perimetro dell’intesa con Thales oppure l’arrivo a fianco di Finmeccanica della Cassa Depositi e Prestiti, anche se Alessandro Pansa sembra escluderlo, piuttosto che del Fondo strategico italiano, ricco di liquidità ma al centro di polemiche accese sulle iniziative avviate finora.
Difficile respingere le pretese dei cugini d’Oltrealpe anche perché la Safran si è presentacon un progetto articolato fatto d’investimenti, fondi per la ricerca e nuovi posti di lavoro. Rilanciare la proposta francese definire le strategie e le risorse finanziarie necessarie per sostenere una strategia tesa a proporre il nostro Paese come protagonista di una politica della Difesa europea. Pena ripetere l’errore fatto con Alitalia non rilanciare l’impresa e scaricare la pretesa italianità sui contribuenti.