Diffuso ieri dalla Banca d’Italia il rapporto relativo all’aggiornamento congiunturale dell’economia in Campania, dai dati emergono timidi segnali di ripresa. In media sono superiori a quella del resto del Mezzogiorno, ma inferiori a quella del Centro Nord.
file_13482_GNRNei primi nove mesi del 2013 si è attenuato il calo dell’attività economica, in effetti lo scarto tra la quota di imprese che rileva un aumento del fatturato e quella che ne segnala una diminuzione, si è ridotto, pur restando negativo. Migliori risultati, rispetto allla media si sono manifestati per le imprese industriali di maggiori dimensioni.
I protagonisti del tentativo d’invertire il senso di marcia della crisi è l’industria, l’occupazione industriale cresce nel 2013 del 4,2% e cresce l’export, sopratutto negli ambiti di punta della tradizione produttiva campana: aeronautica, agroalimentare, tessile-abbigliamento. Se resta debole la crescita del comparto dei mezzi di trasporto, un tempo locomotiva dell’economia regionale, continua a crescere il peso del settore aeronautico nell’economia regionale. In questo comparto la quota di export della Campania è cresciuta dal 17% del 2007 al 24% del 2013. Le medie imprese campane sono in questa scia della traiettoria di ripresa ma in assenza di una strategia strutturale di rilancio della produzione manifatturiera i colli di bottiglia del sottosviluppo possono rendere vani i tentativi e gli sforzi degli imprenditori e delle forze sociali.
Secondo le indagini effettuate, lo scarto tra la quota di imprese che rileva un aumento del fatturato e quella che ne segnala una diminuzione, si è ridotto, pur restando negativo. Andamenti migliori della media si sono manifestati per le imprese industriali di maggiori dimensioni, per quelle esportatrici e per i comparti dei servizi meno dipendenti dalla domanda delle famiglie. Per molte imprese la ripresa della domanda è stata, tuttavia, inferiore alle attese; ciò ha contribuito a frenare la spesa per investimenti rispetto a quanto programmato a inizio anno. Le decisioni di investimento sono ostacolate anche dalla persistenza di vincoli finanziari, in parte attenuati dall’erogazione delle prime quote di rimborso dei crediti arretrati verso la Pubblica Amministrazione. Per i prossimi mesi, le aspettative delle imprese sull’andamento delle vendite, pur contraddistinte da una elevata variabilità dei giudizi espressi, sono mediamente ottimistiche. Nel primo semestre del 2013 il numero di occupati è rimasto sostanzialmente stabile. La crescita rilevata nei settori dell’industria e dei servizi è stata compensata dal forte calo del comparto edilizio. La ricerca attiva di lavoro continua a estendersi a fasce sempre più ampie di popolazione: le persone in cerca di occupazione hanno superato le 400 mila unità, circa il doppio del livello precedente l’avvio della crisi. La riduzione dei prestiti bancari alle imprese, avviatasi nella primavera del 2012, è proseguita nei primi otto mesi dell’anno. L’offerta di credito ha mantenuto un’intonazione restrittiva, risentendo anche del peggioramento del rischio. È infatti ulteriormente cresciuta l’incidenza delle insolvenze; nel settore delle costruzioni, in particolare, i crediti deteriorati nel loro complesso hanno superato la metà del totale. Il credito al consumo concesso alle famiglie è rimasto pressoché stabile mentre sono lievemente calati i prestiti per l’acquisto di abitazioni.