26.02.2014

Cresce la richiesta di un urgente ricambio di management per garantire il rilancio del Centro di Capua.

Con il provvedimento di arresti domiciliare predisposto dalla magistratura per il  presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana,  Enrico Saggese, anche per il CIRA si rende indispensabile una nuova governance. E’ la Fiom-Cgil della Campania a chiedere ufficialmente al governo “di intervenire con scelte di rinnovamento nella direzione e nella gestione del CIRA e di programmare interventi di riordino dell’assetto del Centro,  presidio irrinunciabile per il settore aerospaziale nazionale e volano per lo sviluppo del tessuto industriale di tutta la regione”.  La  Cisl rileva  “L’incresciosa vicenda giudiziaria che ha portato alle dimissioni del Presidente dell’ASI, tuttora in carica come presidente del CIRA, non riguarda in alcun modo i lavoratori del Centro”, e chiede “un tavolo con il Governo e con la Regione Campania per definire lo sviluppo del Cira e riaffermarne il ruolo centrale all’interno del comparto aerospaziale nazionale”.

Il Centro italiano di Ricerca Aerospaziale è una società per azioni con una notevole partecipazione pubblica,  ASI(47,18%), CNR(5,20%  e Regione Campania (15,80%), il resto delle quote è di aziende aeronautiche come Alenia Aermacchi e altre.  Le autorità inquirenti nei giorni scorsi avevano sequestrato documenti anche a  Capua, il fatto che il CIRA fosse diventato un crocevia di consulenti e un approdo per figure più o meno note della politica,  con migrazioni dall’ASI al CIRA e viceversa era infatti noto.
La vicenda giudiziaria ha portato alle dimissioni presidente dell’ASI, e dai molti era ritenuto che fosse opportuno che Saggese lasciasse anche l’incarico di Presidente del CIRA. L’incarico gli era stato confermato a novembre del 2012  dopo non poche polemiche che,  occorre ricordarlo ora, non furono seguite con il necessario interesse dalle istituzione regionali e nemmeno dai sindacati nazionali e locali.
La definizione della presidenza del CIRA fu al centro di tensioni ad alto livello istituzionale, dopo le polemiche suscitate da un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Elio Lannutti ( http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=661129 ) che richiamava il governo alla verifica delle procedure di nomina della presidenza e sulla gestione del Centro di Capua.
Si aprì uno scontro pubblico  tra l’allora ministro Francesco Profumo e il presidente dell’Asi e del CIRA, Enrico Saggese al suo primo incarico. Il 16 aprile Profumo aveva inviato una lettera a Saggese, spiegandogli che “sarebbe opportuno” per la governance del CIRA d’indicare “soggetti diversi da quelli che già fanno parte del consiglio di amministrazione, in qualità di presidente o di consigliere, dell’Agenzia stessa”. Non sembrò andare in questa direzione la presentazione dell’ASI di una terna di candidati per la guida del CIRA: Giovanni Bertolone, già consigliere di amministrazione del CIRA, proveniente dalla Finmeccanica e oggi presidente del Cluster nazionale dell’aerospazio, Luigi De Magistris, ex direttore dell’Asi e anch’egli fino al 31 maggio scorso consulente della stessa Agenzia, e lo stesso Enrico Saggese.
Il ministro propose allora  all’ASI  di predisporre una procedura che consentisse di scegliere il management del Centro «attraverso appositi bandi pubblici», considerando che «questa procedura consente di garantire la piena applicazione del principio di trasparenza e di poter effettuare le designazioni selezionando nell`ambito di un`ampia rosa di candidature, valutate in base all`elevata e qualificata professionalità».
Le cose andarono diversamente, l’ASI il 15 giugno 2012 pubblicò  un bando per una procedura di evidenza pubblica a cura di un comitato di selezione presieduto dal prof. Francesco Salamini, ma a Novembre confermò Enrico Saggese presidente del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA).
Il Corriere della Sera pubblicò  che la nomina fu effettuata da una “commissione interna” presieduta da Mariano Bizzarri presidente del consiglio tecnico scientifico dell`Asi, coadiuvata da Sveva lacovoni, moglie di Pierluigi Di Palma, vicesegretario generale del Ministero della Difesa nonché consulente legale della medesima Agenzia.
Forse gli elementi e le conoscenze per evitare questa brutta vicenda c’erano tutti anche due anni fa e potevano essere risparmiate le conseguenze d’immagine per il  mondo italiano dell’aerospazio, bastava solo un minimo d’attenzione e determinazione, quelle che sono mancate finora a gran parte della classe dirigente di questo Paese.

di Antonio Ferrara, responsabile Aerospazio Campania