23.04.2014

L’esecutivo esercita i poteri attribuiti dalla golden power e mette condizioni al fondo degli Emirati Arabi

Si chiude una vicenda iniziata nel 2006, quella del passaggio, nel capitale di Piaggio Aereo, di Mubadala Developmnt company al 41%, che ha portato il fondo degli Emirati Arabi a controllare l’azienda italiana insieme all’indiana Tata che detiene il 44,5% (altri soci sono il fondatore Pietro Ferrari al 2% e il fondo Hdi al 12,5%),  ponendo un evidente problema di sicurezza nazionale visti di delicati progetti per la Difesa in cui è coinvolta l’azienda ligure a cominciare dai droni.

Nell’ultimo consiglio dei ministri, infatti, il governo è intervenuto sulla base dei poteri attribuiti dalla nuova legge sulla “golden power” (la vecchia golden share). L’esecutivo ha si autorizzato l’ingresso in maggioranza degli arabi, ma ha indicato “specifiche condizioni per la tutela delle capacità tecnologiche e industriali, della continuità di produzione, delle attività di rilevanza strategica sviluppate da Piaggio Aero Industries, in particolare nel settore dei velivoli a pilotaggio remoto”. Fra le condizioni più stringenti ci sarebbero dunque il mantenimento in Italia della tecnologia, la segretezza delle informazioni specifiche e maggiori vincoli alla rimozione dei manager chiave.
L’intervento del governo è arrivato con un decreto del Presidente del Consiglio e lo stesso Matteo Renzi lo scorso febbraio ha incontrato proprio il ceo di Mubadala, lo sceicco Khaloon insieme al numero uno di Ferrari (di cui il fondo è azionista) Luca Cordero di Montezemolo. Quell’incontro era soprattutto finalizzato alla trattatia Etihad – Alitalia, ma evidentemente devono esserci stati dei chiarimenti anche sulla vicenda Piaggio.